Biblioteche LogudoroSito ufficiale del Premio Ozieri 

PRIMO PIANO

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L'antica sagra della Beata Vergine del Rimedio

di Franco Marongiu e Francesco Amadu

 

La Sagra settembrina della Beata Vergine del Rimedio è la più antica e sentita festa della Città di Ozieri. Nel corso della sua ultrasecolare storia hanno avuto i natali prestigiose manifestazioni culturali; tra queste le gare poetiche in piazza, il Premio di poesia e letteratura Sarda “Città di Ozieri” e l’Usignolo della Sardegna. Di corredo all’articolo rarissime tracce audio in formato mp3 dei tenores e gruppi di ballo dell’edizione del 1955.

 
 
Antonio Cubeddu rappresenta nella maniera migliore e forse più autentica il modello popolare del poeta-enciclopedia, detentore cioè dei valori-guida, etici e culturali, della comunità, che egli interpreta con quella pacata saggezza e fermezza morale tipica di un buon maestro. Le due componenti del saggio detentore del patrimonio di conoscenze della tradizione e del buon pedagogo in lui convivono e si fondono in perfetto equilibrio. Di complemento una rara registrazione discografica del poeta in gara con il tiesino Andrea Ninniri.
 
 

Il primo maggio di Ozieri e il comparatico di San Giovanni

di Alberto M. Cirese

 

Alberto Cirese uno dei padri dell'etnografia sarda moderna analizza alcuni antichi rituali, oggi caduti in disuso, attraverso la testimonianza di un letterato ozierese del Settecento Francesco Madao. Alcune tracce sonore rilevate sul campo rievocano musicalità popolari colme di suggestione.

 

 

Il Vestiario Popolare

di Gerolama Carta Mantiglia
 
Da un attento esame dei documenti d'archivio si rilevano numerose informazioni sull'abbigliamento popolare tradizionale degli ozieresi a partire dal 1600 almeno. Nella cittadina, così come in altre comunità isolane, la varietà di fogge dell'abbigliamento popolare rispecchia fedelmente la suddivisione in classi della società tradizionale al cui interno. Il vestiario tradizionale ha la funzione non secondaria di rappresentare visivamente, la collocazione sociale e quindi l'appartenenza a una determinata classe dei suoi componenti.
 
 

I pani di Ozieri

di Gerolama Carta Mantiglia

 

A Ozieri la panificazione domestica è stata praticata fino al 1965 circa ma ancora oggi sono vivi nella memoria di tutti i processi di trasformazione cui veniva sottoposto il grano, la lavorazione dell’impasto, la manipolazione della pasta, la cottura. E’ questo un sapere generalizzato, non esclusivo di alcune donne, ma comune a moltissime in quanto doveva conoscere l’arte della panificazione fin dall’infanzia. Numerose le tipologie di pane ozierese, oltre al rinomato Pane fine, sono oggetto della ricerca su Chivaldzu, sas Còzzulas ammoddhigàdas, sos Tureddhos, sas Coccas de pumu ‘e terra, sa Cozzulas de eldha, sas Cozzulas de muscia, s’Ordzatu, sas Cozzulas de triguindia.
 
 
 

I pionieri della discografia cittadina

di Gian Gabriele Cau

 

Primo protagonista della vicenda discografica cittadina fu, e altrimenti non sarebbe potuto essere, il popolare “canto a chitarra”. Quasi avvolta da un misterioso alone leggendario, la storia assume contorni sfumati e indefiniti e sembra abbia avuto inizio nel 1931 circa a Milano, presso gli studi della casa discografica “Excelsius”. Antonio Cubeddu, Giuseppe Langiu, Antonio Bellu, Maria Rosa Punzurudu e Maria Teresa Cau sono gli interpreti di una microstoria narrata attraverso tracce documentali sonore, di cui si offre una rappresentativa selezione in formato mp3.
 
 
 

Il nome di Ozieri

di Cristiano Becciu

 

Fu Goffredo Casalis fra i primi ad occuparsi del significato del nome Ozieri, ma lo studio dell’oscuro e perciò maggiormente intrigante etimo ha interessato nell’arco di oltre un secolo e mezzo una nutrita schiera di glottologi, linguisti e studiosi in genere. Attraverso una rapida carrellata il saggio ripercorre gli studi sull’antico etimo dalla feniciomania del canonico Giovanni Spano alle proposte di Iosto Miglior, Giulio Paulis, Mauro Maxia e Massimo Pittau, per concludere con l’ipotesi di una derivazione romana ritenuta dall’autore la più attendibile. La dizione dei lemmi correlati in formato mp3 è dello stesso Cristiano Becciu.
 
 
 
In un articolo apparso sul quotidiano La Nuova Sardegna del 1902 lo scrittore sassarese Enrico Costa descriveva un antico rituale oggi estinto - lesposizione dei Candelieri di Ozieri nel giorno dellAssunta - di cui fu diretto e prezioso testimone, verosimilmente nella cattedrale. Recenti studi rivelano una storia antica di quasi cinque secoli caduta nelloblio alle soglie del Novecento per il sopravvento di nuove forme di religiosit popolare.
 
 

Giacomo Camilla, Francesco Selis e gli altari settecenteschi ad Ozieri e nel nord Sardegna

di Luigi Agus
Nella metà del Settecento Giacomo Camilla scultore e intagliatore ozierese e Francesco Selis marmoraro d'origine cagliaritana sono i protagonisti del panorama artistico nel Capo di Sopra. Da una fortunata ricerca di archivio l’ipotesi più che attendibile per la paternità artistica dell’altare maggiore del Duomo e del retablo ligneo della chiesa di S. Francesco di Ozieri.

Novità

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Epigrafia Giudicale. Sant’Antioco di Bisarcio: un’epigrafe commemorativa (1190-95)

 di Gian Gabriele Cau

 

Il saggio è stato pubblicato in  «Sardegna Antica: culture mediterranee», n. 50 (2016), pp. 35-42.

 

 

In una precedente occasione, sulle pagine di questa rivista, si è trattato di una iscrizione graffita nella chiesa di S. Antioco di Bisarcio, in agro di Ozieri. Si presentò, allora, uno studio sull’epigrafe

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Un inedito simulacro del Cristo Risorto (1780 circa) di Giuseppe Antonio Lonis, nella chiesa di S. Lucia di Ozieri

di Gian Gabriele Cau

 

Nel primo numero della «Voce del Logudoro» di quest’anno (VdL 22 gennaio) si dava notizia di cinque inediti simulacri del patrimonio di arte sacra di Ozieri, attribuiti, sulla base dell’analisi stilistica, a Giuseppe Antonio Lonis concordemente considerato dalla critica il massimo rappresentante dell’arte scultoria in Sardegna della seconda metà del Settecento.

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